“La Società italiana di Igiene, medicina preventiva e sanità pubblica esprime tutta la propria vicinanza e solidarietà alle vittime e alla popolazione haitiana colpita dal grave terremoto dei giorni scorsi ed esprime la propria preoccupazione per la situazione igienico sanitaria che potrebbe precipitare da un momento all’altro senza le necessarie e immediate misure che, in caso di calamità così estese, è necessario prendere”. Lo sottolinea Francesco Blangiardi, Presidente della SItI, ricordando che il primo e più importante presidio di protezione della popolazione è l’acqua potabile “sia dal punto di vista alimentare sia, soprattutto, dal punto di vista dell’igiene”. “Il nostro auspicio” aggiunge “è dunque che il primo provvedimento sia quello di fornire acqua potabile nell’ambito di un piano di assistenza sanitaria che deve essere tempestivo in primis per i politraumatizzati ma anche per contrastare patologie che potrebbero registrare pericolosi incrementi attraverso la trasmissione fecale o orale di germi e batteri come, per esempio, il colera o la meningite o lo svilupparsi di estese parassitosi”. Un altro grande pericolo, ricorda ancora Blangiardi, riguarda i bambini. “Haiti è un paese molto giovane dove la vita media è di circa 50 anni” ricorda il Presidente SItI “e se gli adulti possono in qualche modo essere maggiormente autosufficienti in caso di emergenza e protetti dal punto di vista immunitario lo stesso non può dirsi per i bambini che non soltanto non sono autosufficienti nel cercare aiuto ma per i quali è auspicabile un’estrema attenzione nelle profilassi vaccinali in quanto certamente meno immunoprotetti degli adulti”. Un invito all’immediata istituzione di un coordinamento dell’assistenza sanitaria in loco viene, inoltre, dal Vicepresidente della SItI, Carlo Signorelli, secondo cui “anche se, per fortuna, in molti casi di analoghe calamità naturali il rischio epidemico sia stato più evocato che reale, questo lo si è dovuto alla velocità con cui, appunto, autorità locali e internazionali sono riuscite ad implementare un coordinamento sinergico dell’assistenza sanitaria”. In tal senso Signorelli ricorda una raccomandazione che gli operatori sanitari conoscono bene ma che non è patrimonio delle migliaia di volontari che in queste ore, a mani nude, stanno cercando di salvare vite umane e soccorrere i feriti e che dovrebbero al più presto essere messi in condizione, invece, di operare utilizzando anch’essi almeno i dispositivi di protezione individuale di più facile utilizzo come guanti e mascherine”. “Il pericolo di infezioni esiste” sintetizza infine Walter Ricciardi “per cui c’è la necessità da parte dei soccorritori di agire immediatamente su tre fronti: acqua potabile, smaltimento corretto dei cadaveri (in quanto Haiti è in un un clima subtropicale), avvio di campagne di vaccinazione contro malattie che, peraltro, in quei luoghi sono endemiche, come il colera, il tifo, le epatiti”. |